Museo civico e dell’arte contadina, un valore aggiunto per il paese
Come delegata al turismo, alla cultura e all’identità arbëreshe, entro nel merito sull’istituzione e l’intitolazione del Museo Civico e dell’Arte Contadina “Moti i Madh – Il Tempo Grande – Miracco Mario Giuseppe”.
Si tratta dell’approdo di un percorso articolato, che oggi trova una sua formalizzazione amministrativa, ma che in realtà nasce da lontano. Ho tenuto particolarmente alla realizzazione di quest’opera, e non vi nego che sono molto emozionata oggi nell’affermare che fra poche settimane, sabato 18 aprile, finalmente verrà innaguarato.
Il percorso è stato lungo e non privo di difficoltà.
Il primo passaggio fondamentale è stato l’atto della Giunta con cui è stata accettata la donazione della famiglia Miracco: un patrimonio composto da oggetti e attrezzi della cultura contadina, raccolti, catalogati e custoditi nel tempo dallo stesso Giuseppe Miracco con straordinaria dedizione.
Parliamo di beni che hanno un valore che va oltre quello materiale, si tratta di un valore storico, culturale e antropologico, in quanto testimonianza autentica di quella civiltà contadina che per secoli ha plasmato la fisionomia delle nostre terre. Il nostro caro cuoco credeva in un ideale, e lo ha difeso fino all’ultimo dei suoi giorni.
Successivamente, con l’individuazione dei locali comunali di Via Moroiti – l’ex sede della banca – abbiamo dato una collocazione fisica a questo patrimonio, ristrutturando e adeguando i locali grazie a due finanziamenti del GAL negli ultimi due anni e un finanziamento regionale di recente, ponendo così le basi per la nascita di una struttura museale stabile, intesa non solo come spazio espositivo ma come luogo di conservazione, studio e valorizzazione.
Il punto che oggi discutiamo completa questo percorso: da un lato l’istituzione formale del Museo Civico e dell’Arte Contadina, dall’altro la sua intitolazione a Miracco Mario Giuseppe, quale riconoscimento per il lavoro svolto in una vita intera dedicata alla raccolta e alla salvaguardia della memoria della nostra comunità.
È importante però sottolineare che questo risultato non è frutto di un singolo atto, ma di una sinergia concreta.
Un ringraziamento va innanzitutto alle ragazze del servizio civile, che hanno svolto un lavoro fondamentale di supporto materiale e di catalogazione dei beni, contribuendo in modo attivo alla costruzione del museo. Soprattutto, al nostro concittadino Peppe Marchianò, per la disponibilità, la competenza e il contributo dato in tutte le fasi di sistemazione e organizzazione. Al nostro progettista Giovanni Baffa Trasci, grazie al quale riusciamo sempre a trovare la strada migliore per la realizzazione concreta delle nostre idee.
E, più recentemente, alla collaborazione con Roka Produzioni e con Roberto Cannizzaro, che stanno curando l’allestimento finale, la parte grafica e la strategia di comunicazione e marketing, elementi indispensabili per rendere il museo non solo fruibile, ma anche attrattivo dal punto di vista culturale e turistico. Stanno facendo un magnifico lavoro che non vediamo l’ora di mostrarvi.
Questo dimostra che quando istituzione e comunità lavorano insieme, i risultati arrivano.
Ma, al di là degli aspetti tecnici, oggi stiamo facendo qualcosa di più: stiamo trasformando una memoria privata in patrimonio pubblico. Stiamo dando una casa definitiva a una storia che appartiene a tutti noi. E stiamo creando un luogo che parlerà alle future generazioni della nostra identità, delle nostre radici e della nostra cultura.
Maria Teresa Conte – consigliere comunale
Museo civico e dell’arte contadina: un obiettivo diventato realtà


